04 août 2007
Ipsitilla, Lesbia… Aurelio e Furio
Ipsitilla, Lesbia… Aurelio e Furio
Sii buona, mia dolce Ipsitilla,
delizia mia, tesoro mio, invitami
oggi da te, all'ora della siesta.
Mi inviti, e poi fa' in modo per piacere
che non scatti il tassello della porta
e non ti venga in mente d'andar fuori.
Piuttosto resta in casa a prepararmi
nove fottute senza interruzione.
Anzi, già che ci sei, chiamami subito.
Ho pranzato, son sazio e sto sdraiato,
e mi sfonda la tunica e il mantello.

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare,
le proteste dei vecchi tanto austeri
tutte, dobbiamo valutarle nulla.
Il sole può calare e ritornare,
per noi, quando la breve luce cade,
resta un'eterna notte da dormire.
Baciami mille volte, e ancora cento,
puoi nuovamente mille, e ancora cento,
e dopo ancora mille, e dopo cento,
e poi confonderemo le migliaia,
tutte insieme per non saperle mai,
perché nessun maligno porti male
sapendo quanti sono i nostri baci.

Io a voi lo metto in culo e in bocca,
Aurelio frocio e Furio pederasta,
voi che avete dedotto dai miei versi
niente austeri che sono niente casto.
Il sacro vate deve essere onesto,
senza obbligo che i versi anche lo siano.
I quali hanno poi spirito e gusto
sebbene niente austeri e mal pudichi
e in grado di eccitare le prurigini,
non dico ai ragazzini, ma ai pelosi
ormai incapaci di ondeggiare i fianchi.
Voi, perché scrivo di baci a migliaia,
non mi credete maschio in senso pieno?
Ma io a voi lo metto in culo e in bocca.
Caio Valerio Catullo
24 juillet 2007

Si ferma il tempo... se tu sei con me
13 juillet 2007
Sì, una volta - con rabbia
Sì, una volta - con rabbia
Vergogna quasi ringhiando
I dolci nomi osceni -
Che non poteva dirsi per amore
Ricolmante sospiro dell'assenza
Ma di morsi assediandovi mentale
Per sfregio e penitenza
Per vile affanno sulla vana via
Dell'annusato odore
Madore vostro di profusi seni -
Proprio così l'ho fatto
Dovreste avermi sentito
Non fosse che nell'attimo distratto
Sul vello sfiorando un dito
GIOVANNI GIUDICI (1924)
04 juillet 2007
NOIA
Tu
metteresti l'universo intero nella tua alcova donna impura: la noia ti
rende crudele. Per tenere in esercizio i tuoi denti al tuo singolare
gioco, ti necessita, ogni giorno, un cuore sulla rastrelliera. I tuoi
occhi, illuminati come botteghe o antenne fiammeggianti nelle feste
pubbliche, fanno uso, con insolenza, d'un potere preso a prestito senza
conoscere la legge della bellezza.
O macchina cieca e sorda, feconda in atrocità! Salutare strumento che ti sazi del sangue del mondo, com'è che non hai vergogna, com'è che non vedi impallidire le tue attrattive dinanzi a ogni specchio? La grandezza del male in cui ti reputi sapiente non t'ha mai fatto indietreggiare di spavento, quando la natura, grande nei suoi fini segreti, si serve di te, femmina, regina del peccato - di te, vile animale - per plasmare un genio? O fangosa grandezza! suprema ignominia!





